La soglia del ritiro
In questo progetto ho riflettuto sull’acqua non come elemento visibile ma come presenza interna al corpo e alla materia, ciò che ne sostiene forma e vitalità. La pelle diventa una superficie di registrazione, capace di testimoniare la quantità di acqua che l’organismo riesce a trattenere. All'inizio, la materia è tesa, luminosa e vibrante, specchiandosi nel vigore di un fiore appena sbocciato. Tuttavia, tra presenza e assenza esiste una soglia: una condizione sospesa in cui la fisionomia si fa incerta, quasi si dissolve. Qui la forma smarrisce i propri confini, facendosi ambigua e rarefatta, in un momento di transizione dove la materia non è più nitida, ma non è ancora svanita. Con il ritiro dell'acqua, il corpo e il fiore rispondono alle medesime leggi: entrambi disperdono e infine cedono. La perdita non è però rappresentata come mancanza, ma come rivelazione. È in questo ritirarsi che la struttura della materia emerge, mostrandosi finalmente nella sua forma più reale